Non sempre uno più uno è uguale a due

Cambiare si può?

Esiste un tempo preciso, un momento determinato in cui il cambiamento può avvenire, il punto critico.

Ed esiste una soglia minima quantitativa necessaria affinché un cambiamento qualitativo possa manifestarsi, la cosiddetta massa critica.

Sui cambiamenti

Un detto popolare ricorda che sono il tempo e la paglia a far maturare le nespole. Tradotto in concetto generale, questa frase sta a significare che qualsiasi cambiamento ha bisogno di due variabili, di tempo e di determinate  condizioni, perché possa aver luogo.

Questa “legge” riguarda innanzi tutto le cose materiali. Semplificando, un seme non diventa pianta, fiore e poi frutto se non viene interrato, annaffiato, potato, e se non segue dei ritmi, naturali o artificiali che siano.

Cambiamenti sociali e culturali necessitano di una condizione ulteriore rispetto alle variabili fisiche, una sorta di pre-condizione, che precede qualsiasi altra. Occorre infatti che preventivamente un determinato cambiamento sia pensato come possibile (da un singolo individuo, se riguarda un cambiamento personale, o un determinato numero di persone, se è relativo a rivolgimenti sociali) affinché questo possa manifestarsi.

 


Massa critica

Esiste quindi un tempo preciso, un momento determinato, in cui si passa da una fase ad un’altra. Tale momento è detto punto critico, inteso come quella soglia oltre la quale il cambiamento diventa inarrestabile e si produce inevitabilmente (Malcolm Gladwell).

Ed esistono le condizioni necessarie e sufficienti a manifestare un cambiamento, la cosiddetta massa critica, cioè la soglia minima quantitativa necessaria a produrre un cambiamento qualitativo.

Il termine, mutuato originariamente dalla fisica, è riferito alla quantità minima di materiale radioattivo sufficiente a innescare una reazione nucleare a catena che si autoalimenta.

Ma di massa critica si parla anche in relazione allo studio del comportamento animale. Noto è l’esperimento della “centesima scimmia” (Lyall Watson), condotto su esemplari di macachi presso l’isola di Koshima a partire dal 1952. Si notò che un nuovo comportamento, nella fattispecie una nuova modalità di nutrirsi di patate sciacquandole in mare per toglierne la sabbia e renderle commestibili, appreso per imitazione fino al 1958, all’ipotetico apprendimento della “centesima scimmia” venne trasmesso istantaneamente non solo a tutti i membri delle stessa specie sull’isola, ma anche ai macachi di altre isole, senza un contatto reale. È come se questa nuova conoscenza fosse entrata nella consapevolezza di tutto il gruppo di macachi, contemporaneamente, istantaneamente e anche per il futuro. Una sorta di release 2.0 di quello specifico comportamento, un download automatico e globale di specie. 

Anche i grandi cambiamenti sociali avvengono allo stesso modo. Quando un numero di persone sufficienti pensa a una cosa come possibile, alla “centesima” persona, cioè quando si raggiunge una massa critica, quel cambiamento diviene non solo possibile, ma inizia a realizzarsi concretamente.

Giusto per portare un esempio recente, chi avrebbe mai pensato, all’epoca della guerra di secessione americana, che nel 21. sec. il presidente degli Stati Uniti sarebbe stato afroamericano? 

Così si sono realizzate anche l’indipendenza dell’India, la caduta del muro di Berlino, l’avventura dell’uomo nello spazio, e mille altri cambiamenti.

Ed è sempre la massa critica a essere volano delle scoperte scientifiche, che molto spesso vengono fatte da scienziati diversi in più parti del mondo in contemporanea: basti guardare l’assegnazione dei premi Nobel scientifici, dati lo stesso anno a più persone di nazionalità diverse per le medesime scoperte.

La breve analisi sulla massa critica qui sopra svolta, porta a dare maggior valore e responsabilità al singolo. Ciascuno di noi è infatti responsabile dei propri pensieri e ognuno, con i propri pensieri, può contribuire a realizzare cambiamenti sociali e culturali duraturi.

Qualcuno si starà chiedendo: e se fossi proprio io la “centesima scimmia”? Il mio contributo, di valore uno, porterebbe a un cambiamento di valore qualitativo e quantitativo sicuramente maggiore.

 

A ciascuno la scelta, a ognuno la responsabilità: non sempre uno più uno è uguale a due.


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