Turista spirituale o pellegrino?

Il percorso di consapevolezza: low cost o trasformativo?

Vivere in un luogo, l'Occidente e in un tempo, quello accelerato della tecnologia e del consumismo edonistico, può condizionare il nostro cammino di consapevolezza.

 

Tutto e subito

"Alcuni scelgono di meditare per anni, in una grotta, senza cibo...". Gli appassionati del mitico Poh di Kung Fu panda 1 riconosceranno certamente questa citazione del maestro Shifu.

E' una frase che suona anacronistica per noi occidentali troppo presi a rincorrere il tempo per potersi fermare a praticare.

La tendenza attuale è quella del tutto e subito, delle scorciatoie, del "dummies for.....", dei video su youtube che condensano saperi millenari in immagini in movimento e sottofondo musicale di durata pari a una manciata di minuti. Quando va bene.

La ricerca spirituale tuttavia, che è ricerca di senso rispetto alla vita e alle cose del mondo, non si sposa bene con questo tipo di approccio mordi e fuggi.


Di fiore in fiore

 

Non c'è sconto per il pellegrino spirituale: occorrono determinazione, disciplina e impegno per raggiungere dei risultati apprezzabili. O almeno questo succede nella gran parte dei casi.

Occorre cioè che la pratica, qualsiasi essa sia, diventi abitudine e questo è possibile solo con la ripetizione quotidiana. Quando la pratica si "incarna" e diventa automatica, può iniziare il viaggio. Proprio come guidare: abbiamo appreso tutte le manovre necessarie e le abbiamo assimilate; ora possiamo permetterci di godere del paesaggio. 

Chi millanta il contrario è evidentemente interessato ad altro rispetto allo sviluppo del potenziale umano. Almeno questo è quello che ho potuto constatare finora.

Volare di fiore in fiore, di pratica in pratica, anche se affascinante e seducente da un certo punto di vista, è fondamentalmente sterile e porta a risultati superficiali e non duraturi.

 


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